Scienza in scacco: esiste il "nulla" creatore?

Scienza in scacco: esiste il “nulla” creatore?

La Fisica quantistica continua a proporre teorie che smentiscono quella tradizionale.

Uno degli assiomi su cui si basa la scienza sperimentale è che nulla si crea e nulla si distrugge. Non esiste un effetto senza una causa.

Le nuove osservazioni scientifiche, però, supportate da tecniche empiriche o calcoli incontestabili sembrano abbattere anche questa certezza. Una convinzione che non era banale, ma quella su cui si sorreggevano tutti i presupposti scientifici. Il nulla sarebbe in grado di creare.

Sembra una contraddizione in termini, ma è la conclusione a cui i fisici più accreditati sono arrivati come unica soluzione delle loro osservazioni.

Un assurdità? Non proprio, se è vero, come è vero che tutta l’attenzione dei ricercatori in materia di Fisica teorica e di Fisica Quantistica sono ora rivolti allo studio del … nulla.

Cos’è il nulla?

Il concetto di nulla è stato per anni associato a quello del vuoto. Abbiamo scoperto che la grande maggioranza dello spazio nell’universo è occupato dal vuoto. Sappiamo che all’interno di un atomo ci sono particelle che occupano solo 1% o meno dell’ingombro totale.

Ecco perciò che prende valore la ricerca del pensiero su quanto e cosa sia il “nulla”. La Filosofia si riprende gli spazi che la Fisica ha cercato di rubarle col materialismo.

Per decenni abbiamo creduto che togliendo aria dall’interno di un oggetto, avremmo creato il “vuoto”. E credevamo che il “vuoto” fosse il “nulla”.

Ma già dai tempi di Torricelli i ricercatori hanno notato che se un rumore non si propaga nel “vuoto”, la luce invece lo attraversa. Le nuove scoperte circa la natura della luce ci dicono però che nel “nulla” non potrebbe propagarsi. Ne deriva che il “vuoto” non è il “nulla”.

E allora cosa c’è nel vuoto?

Il “vuoto” in realtà non è vuoto. Anche questa affermazione pare assurda, ma è la realtà sperimentata.

Per anni i fisici hanno cercato la soluzione a questa domanda contraddittoria. Anche perché se non ci fosse risposta cadrebbero tutti i pilastri della conoscenza fino ad oggi acquisiti.

L’intuizione arrivò con l’avvento della Fisica Quantistica. Si riuscì a ipotizzare con le teorie derivanti dall’approfondimento del comportamento anomalo delle particelle subatomiche, che nel vuoto ci sarebbe una grande effervescenza.

Agganciandoci alla ipotesi che l’universo sia costituito da materia, materia oscura (che non conosciamo ma sappiamo esistere), e antimateria, si è arrivati a comprendere che nel vuoto nascono, come dal nulla, atomi di materia e di antimateria. Questi elementi, però, non sopravvivono a lungo, perché come nascono si attraggono e entrando in collisione si annichiliscono a vicenda.

Recentemente questa teoria ha avuto anche il consenso del fisico britannico Al-Khalili, grande divulgatore e professore alla Università del Surrey.

L’ipotesi spiegherebbe anche l’origine dell’Universo, nato dalla grande esplosione del Big-Bang, generata in condizioni tali da essere il “nulla”. Per circa 400 anni della grande esplosione del Big-Bang non si percepì il segno: né rumore, né luce, perché le condizioni non lo permettevano. Era il nucleo dell’esplosione il “vero nulla”?

Il mistero che resta è sempre lo stesso. Quello che ci si presenta dalla nascita dell’Umanità: cosa ha dato il via a tutto? Il tutto è composto da grandi parti di “nulla”? E soprattutto cos’è questo “nulla” che sa creare? Ma è realmente il “nulla” che crea?

Il docente di Filosofia e di Filosofia della Scienza della University of California James Owen Wheaterall, ha pubblicato sull’argomento il libro “La Fisica del nulla – La strana storia dello spazio vuoto” edizioni Bollati Boringhieri”.

 

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